Altrosapere

Il blog della contro-informazione

Archive for giugno 2009

Ma l’Iran è lontano … a noi non interessa(?)

Posted by altrosapere su 25 giugno 2009

In questi giorni si sente parlare dell’Iran e della repressione, con la forza, della libertà di espressione. Alla gente è vietato manifestare contro le presunte irregolarità sulle elezioni e coloro (molti) che scendono in piazza per esprimere il loro dissenso in modo non violento vengono picchiati, arrestati …  e uccisi.
Chi vuole saperne di più può trovare facilmente in rete diverse notizie, da repubblica.it a youtube, passando per agendacomunicazione.it, etc.
Commenti di sdegno arrivano da molti leader politici mondiali e nazionali (da Obama a Fini).

Credo sia utile per noi italiani investire un pò di tempo per conoscere l’attuale realtà dell’Iran perchè la limitazione della libertà di informazione e la censura della verità sono caratteristiche di uno scenario che sta prendendo forma anche da noi. Non siamo poi così lontani da un’idea di repressione sempre più concreta. Fortunatamente qui non si è ancora arrivati all’uso della violenza fisica … ma è solo perchè in Italia non ci sono folle che scendono in strada a manifestare apertamente contro le porcherie governative? … è solo perchè siamo tutti addormentati dalla televisione e i giornali? … è solo perchè in fondo stiamo benissimo come stiamo e non ci importa di essere considerati l’unico paese europeo semi-libero? … è solo perchè siamo ancora convinti di vivere in un paese democratico? … è solo perchè siamo ignoranti in tutte le materie che non riguradano gossip, calcio e cucina?

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Controlliamo i politici

Posted by altrosapere su 18 giugno 2009

openparlamento

La rete è una grande risorsa, per lo svago,  per la cultura e soprattutto per acquisire informazioni.  Non a caso il nostro governo cerca di imbavagliarla e controllarla.
Da oggi, però, siamo noi che possiamo controllare il governo tramite internet!
Attraverso il sito Openparlamento, infatti, è possibile informarsi su tutto ciò che succede in parlamento e soprattutto è possibile seguire tutto ciò che fanno i parlamentari.
I servizi offerti dal sito sono molteplici:  dall’elenco dei disegni di legge, decreti di legge, decreti legislativi, atti non legislativi, all’elenco delle votazioni effettuate, passando per la lista di deputati e senatori con tanto di statistiche di presenza (e assenteismo).
Molto interessante è poi la possibilità di monitorare i politici restando informati delle varie azioni intraprese dagli stessi.
Ultima ma non ultima la possibilità di esprimere il proprio parere sui vari eventi parlamentari  (in perfetto stile web 2.0), una volta effettuata la registrazione (ovviamente gratuita).
Considerando che l’opinione pubblica è forse l’unica cosa che chi governa teme sarebbe utile cominciare a far sentire la pressione del controllo dei cittadini su tutta la classe politica e “Openparlamento” è sicuramente un ottimo modo per farlo.
È inutile lamentarsi se, poi, quando se ne ha la possibilità, si evita di intervenire in prima persona per fare in modo che le cose cambino e al giorno d’oggi, con le nuove tecnologie, la possibilità l’abbiamo tutti.

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Amazzonia: primi risultati della campagna di Greenpeace

Posted by altrosapere su 18 giugno 2009

Pubblico il testo di un’ e-mail ricevuta oggi in merito alla campagna di Greenpeace relativa ai “pascoli illegali”.

Cari cyberattivisti,

sono passate solo due settimane dal lancio del nostro rapporto “Amazzonia, che macello!” e dalla cyberazione con la quale abbiamo chiesto a marchi globali come Geox, Timberland, Clark’s, Adidas e Nike di non acquistare pelle che proviene dalla distruzione dell’Amazzonia. In queste due settimane sono successe diverse cose di cui ho piacere di mettervi a parte e Greenpeace ha già ottenuto dei successi importanti: vi chiedo quindi di leggere quanto segue, e, se possibile, di continuare a sostenerci, magari anche con una donazione.

In seguito alle denunce di Greenpeace, l’International Finance Corporation, l’agenzia della Banca Mondiale che sostiene gli investimenti privati nei Paesi in via di sviluppo, ha cancellato il prestito di 90 milioni di dollari concesso al gigante brasiliano Bertin. Come dimostriamo nel rapporto, questa azienda acquista carne e pelle da allevamenti illegali in Amazzonia, deforestando, occupando territori indigeni e impiegando i lavoratori come schiavi.

La giustizia brasiliana ha aperto un’indagine e si appresta a richiedere a Bertin e ai proprietari degli allevamenti illegali un indennizzo milionario per danni ambientali. Le principali catene di supermercati in Brasile – come Wal Mart, Pao de Azucar e Carrefour – hanno cancellato i propri contratti con Bertin in seguito a una azione civile del Ministerio Publico Federal, che ha imposto multe di circa 200 euro per ogni chilo di carne proveniente dalla distruzione dell’Amazzonia.

Anche in Europa, Greenpeace ha lavorato perché il rapporto e le nostre richieste vengano presi considerazione dalle aziende coinvolte. Di seguito la situazione nel momento in cui ti scrivo:

Geox: dopo l’azione diretta a Milano, abbiamo incontrato Geox nella nostra sede, presentando una lista di punti da chiarire e obiettivi da rispettare; l’azienda si è impegnata a rispondere entro cinque giorni a partire da oggi.

Clark’s: continua a non rispondere alle richieste di Greenpeace, nonostante abbia inviato a tutti quelli che hanno partecipato alla cyberazione una mail nella quale, mentendo, asserisce di averci cercato per trovare una soluzione.

Adidas, Nike e Timberland: hanno partecipato a un incontro insieme a Greenpeace e Bertin nel corso del quale si sono detti sensibili ai problemi sollevati dal nostro rapporto; dall’incontro, però, non è ancora scaturito nessun tipo di impegno formale.

Noi, e spero anche voi, crediamo invece che Clarks, Geox, Nike, Timberland, Adidas e Reebok debbano interrompere immediatamente i loro rapporti commerciali con le aziende che deforestano, fanno uso di lavoro schiavile e occupano territori indigeni.

Queste aziende devono decidere se vogliono essere parte del problema o parte della soluzione. E anche voi potete fare la vostra parte per convincerle a prendere la decisione giusta. Come? Partecipando alla cyberazione, se non l’avete già fatto, e inviando questo messaggio ai vostri amici!

Continueremo a tenervi informati su quanto facciamo e riusciamo a ottenere per la difesa dell’Amazzonia e delle foreste in genere. Vi ricordo che questo è l’anno della Conferenza di Copenhagen, nella quale si decideranno le misure per combattere i cambiamenti climatici. E niente come le foreste antiche svolge un ruolo positivo per stabilizzare il clima del pianeta.

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L’Italia impoverisce l’Africa

Posted by altrosapere su 12 giugno 2009

La credibilità dell’Italia in Europa è sempre più a rischio, basta dare una lettura a qualche articolo della stampa straniera per rendersene conto. Tuttavia il nostro governo non si è fatto sfuggire l’occasione di aggravare ulteriormente la propria immagine tagliando i fondi destinati all’Africa. Cosa c’è di strano, si potrebbe pensare, visto che la crisi finanaziaria mondiale imperversa ormai in ogni campo ed è naturale che i soldi siano meno e quindi ci potrebbe stare il taglio. Quello che stona è che questi fondi (25 miliardi di dollari fino al 2010) erano stati decisi in summit del 2005 e che tutti gli altri paesi d’Europa coinvolti, gli Usa, il Giappone e il Canada hanno rispettato l’impegno. Alcuni paesi, come Germania e Gran Bretagna hanno concesso meno (in termini economici), ma stanno colmando il deficit. C’è di strano che l’Italia ospiterà il prossimo G8 e ha messo come primo punto dell’ordine del giorno gli aiuti all’Africa …
In definita siano nuovamente sotto accusa in Europa (assieme alla Francia) e per mantenere gli impegni presi e raggiungere gli obiettivi preposti saranno gli altri paesi a dover colmare le nostre lacune e credo che alla fine saranno i paesi Africani a rimetterci … ma tanto sono lontano da noi …

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Mangiare la carne fa male all’ambiente

Posted by altrosapere su 6 giugno 2009

Mangiare carne fa male … è stato dimostrato. Quello che è interessante sapere è che non fa male solo a chi la mangia, bensì a tutti.
Greenpeace in un rapporto pubblicato il 1° giugno evidenzia come l’aumento illegale di aree destinate al pascolo, a causa della domanda delle grandi catene internazionali, stia distruggendo l’Amazzonia. Per fare spazio alle mucche da macello si elimina il polmone verde del mondo, con effetti devastanti per tutti.
La carne è un business da svariati miliardi di euro l’anno per diverse nazioni (Brasile, Usa, Italia, etc.), considerando che il profitto non arriva solo dal commercio dei pezzi degli animali, ma anche dall’utilizzo della pelle, del grasso, etc.
Il processo è tragicamente semplice:  i giganti brasiliani del mercato della carne e della pelle utilizzano animali cresciuti in allevamenti che radono al suolo le foreste per produrre carne e materie prime, che sono poi utilizzate da marchi come Adidas, BMW, Geox, Chateau d’Ax, Carrefour, EuroStar, Ford, Honda, Gucci, Ikea, Kraft, Cremonini, Nike, Tesco, Toyota, Wal-Mart, …

Dal sito di Grenpeace: “Un paio di scarpe Geox, Adidas, Timberland o Clarks, un divano di pelle Chateaux d’ax o Ikea, un piatto di carne Simmenthal o Montana possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo.”

È doveroso sottolineare, però, che se è in atto tale processo distruttivo è perchè il mercato presenta una domanda costante dei prodotti creati uccidendo l’ambiente. Ma il mercato siamo noi … quando acquistiamo … e allora possiamo scegliere … possiamo decidere se nel nostro mondo è importante che ci sia una foresta amazzonica, possiamo decidere se essere complici o meno della nostra distruzione di massa, possiamo scegliere se chiudere gli occhi e continuare a lamentarci che si stava meglio quando si stava peggio, oppure aprire gli occhi e iniziare a selezionare marchi, prodotti, ingredienti e stile di vita.

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